Conosci la tartuficoltura? Ti spieghiamo passo dopo passo come dare vita alla tua piantagione tartuficola.

- Analizza il terreno, preparalo e scegli una buona pianta. (1 anno)

- Presta le cure di mantenimento adeguate. (2-5 anni)

Bisogna essenzialmente scavare intorno al suo perimetro per evitare il diffondersi di altri funghi e malerbe.

- La formazione delle prime radure indica che siamo sulla strada giusta. (5-7 anni)

Ora dobbiamo solo aspettare che l’albero sia abbastanza maturo per produrre tartufi. In questa fase possiamo cominciare a inoculare spore intorno alle radici per facilitarne la riproduzione. Bisogna considerare che in montagna a contribuire alla riproduzione del tartufo ci sono i cinghiali, che diffondono le spore con il muso e con le feci. Inoltre, se vogliamo raccogliere i nostri pregiati funghi è meglio recintare la piantagione in modo da proteggerli dai nostri amici cinghiali che sono in grado di sentirne l’odore a chilometri di distanza.

- Ecco finalmente i primi tartufi (7-10 anni)

È il momento migliore per cacciare con il tuo cane. Quando raccoglierai il tuo primo tartufo ti accorgerai che è valsa la pena di aspettare. Alcune piantagioni tardano più di altre a dare i loro frutti; dipende dalla qualità del lavoro eseguito nelle fasi precedenti. Ora dobbiamo aspettare le piogge estive che faranno sviluppare il micelio e i primordi del tartufo. Le piogge autunnali invece ingrosseranno il fungo e in inverno… via a raccogliere! Per non rischiare di soffrire aspettando precipitazioni che tardano ad arrivare, è meglio installare un sistema di irrigazione.

- Raccoglierai tartufi neri ogni inverno per 20 anni.

Che ne dici, ci stai? Chiamaci e ti assisteremo in ogni fase. Già molti dei nostri amici e clienti sono tartufai.


Curiosità, miti e misteri

Il tartufo era già conosciuto dagli antichi Egizi, Greci e Romani che gli attribuivano proprietà afrodisiache:

il filosofo Aristotele lo definiva “frutto consacrato ad Afrodite” e il medico romano Galeno, avvertiva che un consumo eccessivo predisponeva ai “piaceri carnali”.

Papa Gregorio IV, invece, mangiava tartufi per essere più forte nelle battaglie contro i saraceni, mentre

Maometto affermava che i tartufi venivano dal AL – MAN (cioè da Allah) senza essere frutto né del seme né del lavoro dell’uomo.

All’epoca della Rivoluzione Francese Napoleone e il Marchese de Sade lo usavano come stimolante sessuale, mentre l’amante di Luigi XV, Madame de Pompadour, preoccupata di non essere all’altezza delle esigenze amorose del re, lo usava per infuocarne l’animo.